Manigoldo – ma|ni|gól|do

Di origine incerta, probabilmente Nordico-Germanica.
Due sono principali teorie sulla sua origine. Alcuni pensano sia un’evoluzione del termine Man’e'cotte, che come riportato dallo storico Dionigi di Alicarnasso, veniva usato dagli Etruschi per identificare gli artigiani esperti nel cospargersi le mani di terracotta bollente e intonare canti alle divinità mentre contemporaneamente creavano vasellame e orpelli fantasiosi.
La pratica venne man a mano abbandonata dato l’alto rischio di prendere fuoco (Venivano anche chiamati i Barbottini fumanti) e, in epoca romana, si trasformò in Manigotti (o in esteso Malannigotti, cioè “Io mi presi un malanno” oppure “sono ohimé malato“) come forma dialettale mista usata prevalentemente per identificare gli abitanti nelle zone dell’attuale padania e, finalmente, in Manigoord, Manigurd (Manigordo, Migordo, Mitordo, Mettelopongo) in epoca Longobarda come identificativo di persona molto grassa, viziosa e avida sempre di origine padana.

Manigoldo Britanno

Invece, il Dott. Romunald Koff-Koff spiega un’altra origine parallela del termine; pare che l’oringe sia in realtà un evoluzione dall’antico detto “mann in bold“, (bold,wolt,walt poi per influenza delle lingue romanze gald,gold ). Modo di dire dei Sassoni del Sussex ed utilizzato prevalentemente per schernire i britanni catturati e torturati durante l’invasione dell’inghilterra agli inizi del V secolo.
In particolare venivano identificati con tal dispregiativa nomea i prigionieri immersi nella pece bollente ed una volta incendiati, utilizzati come punti di riferimento visibili anche a centinaia di kilometri; i famosi e indimenticabili “uomini in grassetto“.
Ha iniziato ad assumere significato puramente dispregiativo verso XIV-XV, probabilmente per qualche episodio casuale inerente a personaggi dal cognome Managold (Manacort – Manningul – Mettengul) al tempo molto diffuso.

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