Cassaforte – cas|sa|fòr|te

Termine mutuato dal linguaggio marinaresco italiano di fine XII secolo, entrò definitivamente a far parte della lingua comune come parte di un lotto contenente 20 neologismi marinareschi, un carico di perle e 347 teste mozzate di pirati saraceni, gentili doni da parte della repubblica marinara di Venezia in occasione delle celebrazioni per la conquista del primato di “Uovo sodo più grande del mondo”, tenutasi a Crognaleto.

Il significato originario: “Impreca a gran voce mentre urini controvento” apprezzabile soprattutto come elemento della naturale dicotomia con il termine pianoforte (“Sussurra bestemmie mentre ti percuoti le natiche”) fu ritenuto sconveniente e venne sostituito con un più raffinato “Colpisci duramente e vedrai che resiste” (ritrovabile come arcaismo in alcune prime opere del Goldoni).

E’ con questo significato edulcorato, che il termine cassaforte è sopravvissuto fino ad oggi nella nostra cultura, una sorte non dissimile da quella toccata ad altri lemmi coevi, come ad esempio piazzaforte (“posiziona quel cuneo in modo che non sfugga”), acquaforte (dal gesto di chi, mal tollerando il rollio, si esponeva a rigettare dal castello di poppa) e mentaforte (termine con cui inizialmente venivano indicati i medici di bordo, destinati a pulire le suppurazioni della ciurma).

cassaforte.gif

 

Il collegamento tra il significato arbitrariamente imposto, e le cassette di sicurezza che tutti noi oggi conosciamo, si deve a uno dei primi esemplari di promozione pubblicitaria: nei 15 minuti iniziali di una tipica Rivista di inizio anni ’40, il fabbricante Ernesto Salvaquaglie, si presentò sul palco per chiedere al gentile pubblico di mettere alla prova il frutto di una sua recente importazione, a tal proposito invitò a gran voce e ripetutamente il più nerboruto tra gli spettatori a cassafortare il congegno a testate.

Scontando la condanna per omicidio, il Salvaquaglie, non si disse mai pentito della cassafortata, ma anzi fu un accanito sostenitore dell’utilizzo della cazz’èforte, come il popolino aveva cominciato a chiamare il contenitore dal giorno dell’incidente.

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