Marciapiede – mar|cia|piè|de

Dal latino Marcii pietas (lett. “la devozione di [Anco] Marzio“) usato inizialmente per indicare i piccoli e sobri tumuli funerari, introdotti nel 630 a.C. ai bordi delle strade rurali della giovane civiltà romana allo scopo di provvedere degna sepoltura agli amati animali domestici del Re, noto per la sua indole pacifica e religiosa, e per la sua predisposizione alla vivisezione esplorativa.

Nati con questo scopo furono presto convertiti a fosse comuni per gli innocenti piccoli roditori sminuzzati dal già caotico traffico di carri sulle principali arterie stradali della città (tra le più note: l’Appia, la Cassia e la Santa Maria), in seguito a questo cambio di destinazione d’uso, tuttavia, il numero di Marcii pietas crebbe enormemente, arrivando a saturare in breve tempo la capacità di contenimento delle sole strade di campagna.

Conseguentemente si giunse a veder sorgere sempre più spesso Marcii pietas anche nel pieno centro della città, scelta che provocò non poco scontento tra i possessori dei carri da trasporto a passo più largo: i cosiddetti Sine Urbe Volo (lett. “Voglio fare a meno della città“, Successivamente SUV), che mal digerivano la ridotta viabilità causata dal tumulamento delle strade.

Di diversa natura invece i problemi nelle campagne, dove l’opera di seppellimento era proseguita ininterrotta sin dagli inizi; a causa della scarsa perizia infatti i tumuli non venivano scavati sufficientemente profondi da trattenere gli effluvi e i succhi prodotti dalla fermentazione muride spandendo così per cubiti e cubiti il caratteristico odore: conosciuto in seguito a questa vicenda come “Marcio” (popolare scherno alla decisione regia).

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Successivamente al 616 a.C., con l’insediamento sul trono di Tarquinio Prisco, cessò la pratica di interrare i piccoli mammiferi, ma non quella di costruire piccoli terrapieni ai lati delle strade più frequentate; pare infatti che tali strutture fossero particolarmente apprezzate dalla quasi totalità dei pedoni Romani, nonché da un nutrito gruppo di commercianti.

Alla consolidata abitudine a calpestare i Marciapiede, dobbiamo infatti l’introduzione (in epoca Tardo Imperiale) del termine Piede, indicante l’estremità inferiore del corpo umano, ancora largamente utilizzato.

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