Lavatrice – la|va|trì|ce

Dal modo di dire latino Laeva [De Atilio Reguli] lectrix (lett. La lettrice mancina [della storia di Attilio Regolo]), coniato al termine della prima guerra punica, massimo periodo di diffusione della figura professionale conosciuta come lectrix viarum.

Le lectrices viarum, sorta di annunciatrici televisive ante litteram, provvedevano all’indispensabile necessità di informazione dei cittadini dell’urbe a partire dal III secolo a.C., in particolare a tutti coloro che si trovassero a transitare lungo le principali arterie carrabili: posizionate sui marciapiedi, le lectrices intrattenevano i Romani con racconti di attualità, oroscopi, e informazioni sul traffico.

Gradualmente, da semplici intrattenitrici, assunsero un ruolo sempre più connesso con la vita quotidiana, arrivando perfino a dispensare consigli medici laddove l’indisponibilità degli ufficiali seguaci di Esculapio sarebbe stata cagione di gravi danni per i pazienti; tracce di questa importante funzione sono sopravvissute sino ad oggi, il termine levatrice deriva per l’appunto dalla contrazione di Laeva lectrix (lett. La lettrice mancina) coniato in senso dispregiativo dai medici ufficiali per indicare coloro che accompagnavano le gestanti nel travaglio. (è evidente l’uso peggiorativo dell’aggettivo Laevus, come in altre forme composte “Laevati dajmaron” lett.”Scocciatore” di derivazione latino-albanese).

Il modo di dire deve la sua origine a un aneddoto particolare accaduto attorno al II secolo a.C. lungo un breve tratto della via Appia Antica, abituale sede di lavoro dell’allora famosissima Laeva lectrix di origine greca Φιορελλα Πιεροβον, molto apprezzata da tutti per le sue notevoli abilità in campo artistico e ostetrico; la leggenda vuole che la lectrix stesse raccontando con dovizia di particolari le gesta dell’antico console Romano, ed in particolare del supplizio inflittogli.

Lasciatasi trasportare dall’enfasi del racconto la Πιεροβον, spalancando le braccia, cominciò a mimare la discesa a valle della botte irta di chiodi, provocando grande angoscia fra gli spettatori, e due casi documentati di lievi malori. Conseguenza ben più grave fu la totale distrazione di tre conducenti di carri, che affascinati dalla prosa incalzante, condussero a tutta velocità nel mezzo di un incrocio, provocando un gravissimo incidente nel quale rimasero uccisi trentasette schiavi nubiani e due gatti.

A causa dei gravi danni causati ai felini, la professione di lectrix viarum fu messa al bando, e non è dato sapere cosa ne fu delle numerosissime professioniste del marciapiede…

Entrato da allora nella cultura popolare, il termine Laeva de Atilio Reguli lectrix assunse dapprima il significato di “affascinante fanciulla perniciosa per la guida rispettosa degli altri“, per poi perdere il suo carattere specifico e divenire semplicemente Lavatrix “Colei che ruota vorticosamente ed è nociva per i piccoli mammiferi”.

Ed è nella sua accezione neoclassicista Lavatrice tipica del primo risorgimento che il vocabolo viene riscoperto e utilizzato nel suo significato originale per indicare i primi modelli dell’indispensabile macchinario tuttora molto diffuso.

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